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Nov 07

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Inquinamento ambientale, come controllare il nostro stato di salute?

Inquinamento ambientale: quali controlli si possono fare?

I sequestri di questi giorni, ad opera della magistratura, dei terreni agricoli contaminati dalle discariche abusive hanno riaperto un tema che spesso viene sottovalutato, quello dell’inquinamento ambientale. Prodotti ortofrutticoli e acque  contaminate da arsenico e/o altri metalli pesanti, esposizione ad agenti inquinanti dentro e fuori casa possono causare problemi sul breve e sul lungo periodo…

I minerali tossici come Arsenico, Mercurio, Alluminio, Cadmio, Piombo, Tallio  hanno un’azione inibitoria su tantissime funzioni enzimatiche fondamentali  per gli organismi viventi, uomo compreso.

I rifiuti sepolti sotto terreni utilizzati per coltivare prodotti ortofrutticoli possono contenere ogni tipo di inquinante. A questi si sommano purtroppo  molti pesticidi comunemente usati in agricoltura e l’inquinamento ambientale dai fumi residui del traffico.

E’ così che la nostra vantata dieta mediterranea, ricca di verdure e frutta,  rischia di diventare a volte fonte di intossicazione.  Ma è ovvio che i vantaggi che da essa derivano sono dimostrati in tutti i lavori scientifici internazionali e per nessun motivo intenderemo rinunciarvi proprio noi italiani.

Ma quali sono i sintomi che più indicativi  di simili intossicazioni?

Sono tanti, i più svariati a seconda del tipo di inquinante.

L’arsenico inorganico viene ben assorbito dall’apparato gastrointestinale e può passare la placenta. L’avvelenamento cronico da questo elemento, fra i più frequentemente riscontrati nella zona di Roma,   può indurre per esempio dalle lesioni cutanee (indurimento, macchie, dermatiti esfoliative,) edemi e gonfiori alle palpebre e alle caviglie, bruciori urinari e genitali, perdita di capelli,  irritabilità, depressione, polineuriti, fino alla più grave epatite tossica o cancro a carico delle mucose, rottura dei cromosomi.

Ugualmente molto frequente è l’avvelenamento da Mercurio che induce tremori, tachicardie, aritmie, disturbi psichici, convulsioni, paresi nei casi gravi, irritabilità, depressione ed insonnia, infiammazioni gengivali, irritazioni della pelle, perdita di peso e di appetito, anemia. Inoltre questo metallo è in grado di passare attraverso la placenta.

Anche il mercurio può essere stato assunto con alcuni cibi, da alcune amalgame dentali,  oltre che adagli antisettici, dalle vernici, dalle cere per pavimenti, dai lucidanti per mobili, dagli ammorbidenti e dai filtri per i condizionatori di aria, dalle lampadine a basso consumo in caso di loro rottura e dai vecchi termometri.

Il piombo poi induce nei bambini sovraeccitamento, difficoltà di concentrazione e memorizzazione, danni cromosomici e diminuzione delle resistenze alle malattie infettive. Negli adulti è causa di  stitichezza anche in soggetti che erano sempre stati regolari, coliche addominali e anemia.

Anche i suoi composti sono tossici per inalazione e ingestione.

Accidentalmente, l’esposizione cronica da piombo può avvenire con il consumo di distillati (talora anche aceto) stoccati in vecchi contenitori di ceramica o contenenti piombo. Altre volte il piombo si trova nell’aria ( uso di pesticidi contenenti piombo), nel suolo e nell’acqua a causa di scarichi industriali, in cibi e bevande  conservati in contenitori con piombo.

Il Tallio, più raro degli altri, ma comunque riscontrabile in molti casi, determina disturbi del sonno, problemi cardiaci, problemi visivi, dermatiti, disturbi epatici, disfunzioni renali, caduta dei capelli fino alla vera e propria alopecia diffusa.

L’esposizione  al nichel metallico ed ai suoi sali solubili non dovrebbe superare gli 0,05 mg/cm3 per 40 ore a settimana;  fumi e polveri di solfuro di nichel sono considerati cancerogeni.

Inoltre le intossicazioni da Nichel, spesso favorite anche da una dieta troppo ricca di cibi che lo contengono, determinano dermatiti, irritazione intestinale e conseguenti intolleranze alimentari.

I pesticidi attualmente sul mercato includono poi  una grande varietà di sostanze, che differiscono oltre che per il principio attivo, per tipo d’azione, per assorbimento nell’organismo, per meccanismo di trasformazione biologica e per modo di rilascio. Nelle definizioni dell’Unione Europea questo termine non viene usato perché troppo generico. Vengono invece distinti quelli che comunemente si definiscono pesticidi in due principali categorie, i prodotti antiparassitari  e i prodotti fitosanitari (fitofarmaci).  Nonostante la radice fito- sia comune con i fitoterapici medici, la destinazione è ovviamente diversa e non deve essere confusa. Il grande numero di questi agenti genera effetti patologici molto diversi. Possono includere mal di testa, vertigini, contrazioni ai muscoli, debolezza, formicolio, nausea, irritazione agli occhi, al naso e alla gola; esposizioni croniche possono causare danni al sistema nervoso centrale, al fegato e ai reni. Determinati prodotti sono stati classificati come probabili o possibili cancerogeni.

Dopo quanto tempo si possono verificare tali sintomi?

Di solito si tratta di quantitativi piccoli di sostanze tossiche, ma assunti per tempi lunghi. Quindi l’accumulo nel nostro organismo può verificarsi lentamente e la sintomatologia emergere anche dopo anni di assunzione involontaria di questi veleni.

E’ questo probabilmente che induce spesso a sottovalutare il fenomeno e il quadro clinico del soggetto non viene  sufficientemente considerato nel suo complesso, sia dal paziente stesso che da noi medici.

Cosa  si può fare dunque?

Prevenzione e cura sono da sempre il binomio di base per il mantenimento della salute. Certamente la prima cosa è sperare che le istituzioni lavorino in maniera sempre più accorta per sventare questi veri e propri attentati alla salute pubblica, anche se le recenti richieste di deroga alle norme comunitarie non sembrano indurci ad una fiducia smisurata. Pertanto il monitorare contemporaneamente eventuali danni al nostro organismo è fondamentale per evitare di continuare ad attingere alle stesse fonti alimentari e idriche qualora risultassero inquinate.

Come si può valutare un eventuale accumulo di sostanze tossiche già presente nel nostro organismo?

Il mineralogramma,  cioè l’analisi spettrofotometrica dei minerali contenuti in un campione di capelli,   costituisce l’esame più semplice e accurato per valutare l’insieme sia dei metalli tossici che di eventuali eccessi o carenze di minerali “buoni” ovvero nutrizionali del nostro organismo. Molti sono i mineralogrammi proposti in vendita, ma non tutti si propongono le stesse finalità.

Naturalmente in questi casi il medico prescriverà il mineralogramma di qualità  adeguata ed  eseguirà un prelievo idoneo per  evitare così al paziente di incorrere in esami di discutibile validità scientifica.

Cosa si deve fare in caso di intossicazione?

Il primo passo è l’individuazione, ove possibile, delle cause che concorrono a generare l’intossicazione e provvedere ad eliminarle. Contemporaneamente, a  seconda del tipo di intossicazione, il medico prescrive una terapia detta “chelante” ossia che serve per legare la sostanza tossica oramai presente nei tessuti  e farla eliminare con le urine. Il trattamento durerà un certo numero di mesi a seconda del grado di intossicazione.  Di solito la regressione dei sintomi è il segnale migliore della disintossicazione in corso.  Durante la terapia è opportuno eseguire un esame specifico sulle urine per controllare l’effettiva eliminazione delle sostanze tossiche. Al termine si esegue un mineralogramma di controllo per verificare la completa eliminazione del problema.

Da che età si può effettuare il Mineralogramma?

Il mineralogramma prevede un semplice taglio di capelli in una zona precisa del cuoio capelluto. E’ quindi indolore e può essere effettuato quindi a qualunque età. Spesso è infatti indicato anche in bambini molto piccoli  che presentino dermatiti importanti, eritemi da pannolino persistenti ovvero infezioni da candida diffuse e recidivanti.  Ma anche molti disturbi del ritmo cardiaco senza apparenti spiegazioni che si verificano a tutte le età possono giovarsi di questo esame per instaurare una terapia mirata, disintossicante o reintegrante quando il disturbo proviene invece da una carenza di un minerale “buono”.

Quindi tutti dobbiamo eseguire il Mineralogramma?

Certamente no, se non sono presenti sintomi di allarme o non è stato riscontrato un eventuale caso di intossicazione nella stessa famiglia. Tuttavia un buon numero di persone si gioverebbe sicuramente di questo esame per una diagnosi più approfondita dei propri disturbi e per una cura dolce e mirata.

Non solo le intossicazioni, ma anche le carenze o gli eccessi di minerali fisiologici possono determinare una serie di malesseri che rendono a volte pesante il lavoro quotidiano del nostro corpo e della nostra mente.

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