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Nov 08

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La dieta alcalinizzante

Perché  dieta alcalinizzante e non semplicemente alcalina? E’ solo una delle tante mode della nutrizionistica moderna o è veramente utile? Se si, in quali casi?

Parliamo di dieta alcalinizzante e non alcalina in quanto non è semplicemente il pH di un cibo a determinare o meno l’acidificazione del nostro organismo, ma la sua interazione con gli altri cibi contemporaneamente assunti, la situazione dell’organismo e dell’organo che li riceve, i meccanismi da esso stimolati durante il processo digestivo. Gli ioni idrogeno residui dunque al termine del processo digestivo metabolico e l’orario in cui questi residui si producono risultano invece fondamentali nell’influenzare l’equilibrio acido-basico del soggetto.

Per definire il concetto di dieta alcalinizzante dobbiamo richiamare alla nostra mente i concetti di pH, acidità e basicità di una sostanza. “Il pH è l’inverso del logaritmo in base 10 della concentrazione molare degli ioni H+”, ovvero in parole semplici è correlato al numero di ioni idrogeno, (ioni acidi) presenti in una data sostanza.

Si definisce acida una sostanza con un valore di pH inferiore a 7, neutra una sostanza a pH 7, basica o alcalina una sostanza con pH superiore a 7. Dunque maggiore è la concentrazione di ioni idrogeno, più basso è il pH, maggiore è l’acidità della sostanza stessa.

Il nostro sangue deve mantenersi ad un pH fra 7,35 e 7;45; ogni tessuto e distretto del nostro corpo ha un ideale pH specifico al quale le nostre cellule lavorano al meglio per permettere l’eliminazione delle tossine attraverso il sistema venoso e linfatico.

Per ottenere ciò il nostro organismo possiede una serie di sistemi tampone che servono per l’appunto ad evitare eccessivi sbalzi di pH nei tessuti e nel sangue.

Tuttavia una serie di fattori stressogeni, l’età, la nutrizione inadeguata, lo sport eccessivo non supportato da allenamento costante e progressivo, le malattie infettive  sono fra le cause importanti  di acidosi.

In assenza di patologia conclamata (renale, respiratoria, ecc), la causa più frequente di acidosi è rappresentata dalla dieta ed in particolare da un regime alimentare iperproteico.  

Tutto questo non costituisce certo una novità.

La dieta alcalinizzante, è prescritta costantemente presso il nostro studio da oltre quindici anni, proprio a seguito di studi effettuati presso il nostro istituto e quindi pubblicati* sulle patologie correlate alle candidosi intestinali, cutanee, vaginali etc e relativa connessione con lo stato di acidosi più o meno conclamata dell’organismo colpito.

Come si fa a capire e valutare l’eventuale stato di acidosi di una persona?

Il mantenimento di un determinato pH dell’organismo deriva quindi da molteplici fattori che il medico deve opportunamente approfondire per ciascun paziente:

  1. dall’assunzione di un certo quantitativo di alimenti basici
  2. dall’assunzione di alimenti acidi composti in preponderanza da acidi deboli che hanno chimicamente la capacità di innalzare il ph anche se posti in soluzione contenente acidi forti, riducendo cioè l’acidità del nostro organismo; es. l’acido citrico contenuto nelle arance diminuisce l’acidità del nostro stomaco in cui è presente un acido forte come l’acido cloridrico
  3. dallo stato infiammatorio più o meno conclamato del soggetto che comporta quindi una maggiore o minore tolleranza a ciascun cibo; es. la stessa arancia in alcuni soggetti con esofagite può comportare temporanei problemi che ne impediscono l’assunzione.
  4. la presenza di principi attivi come salicilati etc. nei cibi che provocano un successivo meccanismo di acidificazione e irritazione nei pazienti intolleranti ad un determinato cibo.
  5. orari di assunzione dei diversi cibi rispetto alle attività svolte dal soggetto e dagli orari di riposo e sonno
  6. capacità del rene di ciascuno di eliminare radicali acidi.

In cosa consiste quindi una dieta alcalinizzante?

Perché una dieta risulti veramente alcalinizzante devono essere studiate innanzitutto le attività fisiche del soggetto, i suoi orari dei pasti e i suoi orari del sonno.

Si privilegia l’assunzione di alimenti come vegetali e  frutta fresca controllando adeguatamente l’assunzione di alimenti acidificanti quali carni, cereali, e formaggi stagionati; sono naturalmente sconsigliati alcolici, bevande gassate tipo cola, caffe’ e cibi  con aggiunta di sale**.

Tutto questo brevemente riassunto pecca tuttavia di grande imprecisione in quanto anche il quantitativo di un cibo e la preparazione possono determinare un effetto acidificante o basificante. Abbiamo citato prima l’acido citrico degli agrumi. Un altro esempio è costituito dal latte vaccino. Il latte vaccino contiene acido lattico ovvero un acido debole, che in quantitativi moderati può avere effetto tampone sull’acido cloridrico, acido forte, secreto nel nostro stomaco. Ne consegue quindi un effetto finale basificante l’organismo stesso. Naturalmente il latte contiene però anche proteine che hanno effetto acidificante, stimolante la secrezione di acido cloridrico, ma al tempo stesso fondamentali nel mantenimento anche del trofismo del tessuto osseo. Il suo contenuto inoltre in sali minerali e vitamina D lo pone comunque fra gli alimenti più discussi, ma anche più importanti. I formaggi invece, soprattutto stagionati e con un contenuto significativo di cloruro di sodio, sale comune, hanno effetto più spesso acidificante.

E’ questo il motivo per cui le tabelle diffuse sugli alimenti acidificanti  e basificanti riportano l’una il contrario dell’altra ed hanno spesso limitato valore dal punto di vista clinico perché non tengono conto di tutte le interazioni cibo-organismo.

Perché è così importante una dieta alcalinizzante?

La dieta alcalinizzante si basa sulla considerazione che un disturbo del bilancio acido-base dell’organismo, promuove fra le altre cose una perdita di minerali essenziali, come il calcio ed il magnesio contenuti nelle ossa. Tali alterazioni favorirebbero la comparsa di un’acidosi cronica di grado lieve, che a sua volta sarebbe un fattore predisponente per alcune malattie e per un senso di malessere generale.

 Chi si può giovare di una dieta alcalinizzante?

Se la dieta alcalinizzante è ben concepita per il soggetto direi proprio tutti con il preciso scopo di mantenere il proprio benessere.  Naturalmente diventa una terapia imprescindibile in caso di una serie di patologie.

La mancata o la insufficiente neutralizzazione (alcalinizzazione) provocano infatti un accumulo di scorie acide che portano all’acidosi tissutale.

Lo stato di acidosi è infatti associato a numerosi disturbi a carico dell’organismo:

  • Apparato gastro-enterico: bruciore, reflusso gastro-esofageo, acidità, disturbi digestivi, gonfiore, sonnolenza postprandiale, meteorismo, diarrea acida, stitichezza.
  • Cute: seborrea, eczemi, micosi, psoriasi.
  • Sistema nervoso: ansia, cefalea.
  • Apparato cardiocircolatorio: ritenzione idrica, aumento della pressione, palpitazioni
  • Apparato osteo-articolare: dolori muscolo-scheletrici, riacutizzazione di artriti, osteoporosi***, fibromialgia.
  • Sistema endocrino: disfunzioni tiroidee, alterata tolleranza glucidica, irregolarità mestruali.

Ma l’acidosi metabolica è chiamata spesso in causa anche in altre patologie importanti quali:

tumori, sindrome di Alzheimer, disturbi cardio-vascolari, diabete, ipercolesterolemia.

Come per tutte le diete che vengono riproposte da giornali e mode di vario genere ci teniamo quindi a sottolineare come la panacea di tutti i mali non sia stata ancora scoperta e che quindi l’analisi del singolo caso da parte di un medico sia imprescindibile per l’ottenimento di buoni risultati e per evitare di aggravare situazioni patologiche già conosciute.

Ma quello che è fondamentale dire è che non esiste patologia con componente infiammatoria e/o infettiva che possa essere adeguatamente trattata senza una dieta alcalinizzante bilanciata e specifica per ciascuno, dal raffreddore all’influenza,  dalle patologie articolari infiammatorie alle distorsioni degli sportivi. Questa è la vera  Nutriterapia che è purtoppo ad oggi  riservata ancora a troppe poche persone.

* Paola Fiori- Fabio Innocenzi- Anna Di Erasmo – Heide  De Togni- Diagnosi e terapia nelle candidosi dell’apparato digerente e genito-urinario: farmacologia convenzionale versus medicina biologica- ED. Akros 2003.

**L’aggiunta di sale (NaCl) aumenta ulteriormente il carico acido (Frassetto et al., 1998) indipendentemente dalla alcalinità del pasto (effetto diretto sui reni) (Am J Physiol Renal Physiol 2007. 293, F521–F525.)

***Un’alimentazione che neutralizza la produzione endogena di acido: aumenta la ritenzione di calcio e fosfato, riduce i marker di riassorbimento osseo e aumenta quelli della formazione ossea in donne in menopausa (N Engl J Med. 1994;330(25):1776-1781.)

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